Corsivo: testo originale in latino di Andrea Buttignon
Tondo: traduzione in italiano di Chiara Battistella
Prima strofa:
Terra, quae resurrexisti sicut corpus Christi, bellis superfuisti: para pacem
‘O Terra, che risorgesti come il corpo di Cristo, sopravvivesti alle guerre: prepara la pace’
Aquae, inter omnes gentes, specula historiae, ut testes caelestes
‘O Acque, (che scorrete) in mezzo a tutte le genti, specchi della storia, come testimoni celesti’
Vita, sicut aqua viva renovasti corda velut urbem novam. Incedamus!
‘O Vita, simile ad acqua viva rinnovasti i cuori come una città nuova. Avanziamo!’
Ad te, civitas divina Hierosolyma, tendit anima
‘A Te, o città divina Gerusalemme, l’anima tende’
Primo Ritornello:
Aura libera, flamma limpida, lux magnifica, vive in saecula!
‘O Aria libera, fiamma limpida, luce magnifica, vivi nei secoli!’
Anima Aeterna, Anima Aeterna
‘Anima eterna, anima eterna’
Seconda Strofa:
Terra, fulgor majestatis, lumen caritatis, lux aeternitatis. Incedamus!
‘O Terra, fulgore di maestà, lume di carità, luce d’eternità. Avanziamo!’
In te, civitas divina Hierosolyma, manet gloria
‘In Te, o città divina Gerusalemme, permane la gloria’
Secondo Ritornello:
Aura libera, flamma limpida, lux magnifica, vive in saecula!
‘O Aria libera, fiamma limpida, luce magnifica, vivi nei secoli!’
Anima Aeterna, Anima Aeterna
‘Anima eterna, anima eterna’
Ritornello con variazione:
Aura libera, (Anima)
Flamma limpida, (Aeterna)
Lux magnifica, (Anima)
Vive in saecula! (Aeterna)
Finale:
Alleluja!
Alleluia!
L’opera si apre con un’invocazione alla Terra, testimone e protagonista di una parabola di sofferenza e redenzione. Attraverso la formulazione “Quae resurrexisti sicut corpus Christi”, l’autore del testo intende stabilire un legame profondo tra le vicende storiche che hanno insanguinato il suolo delle terre goriziane e la simbologia cristiana della Risurrezione. La Terra, sopravvissuta alle guerre (bellis superfuisti), evoca potentemente il martirio sul fronte isontino e la tenacia delle sue genti.
Il paesaggio sonoro successivo trasporta gli ascoltatori verso le Acque, specchi della storia (specula historiae) e testimoni celesti del passaggio delle genti. In questa visione, l’elemento acqueo — un richiamo simbolico al fiume Isonzo — cessa di costituire una barriera di confine per diventare un punto di incontro tra tutte le nazioni (inter omnes gentes). Nella sezione successiva si incontra l’apostrofe alla Vita, cioè – fuor di metafora – al Signore, che viene paragonato all’Acqua Viva, capace di rinnovare i cuori e dar vita a una nuova comunità proprio come se fosse una ‘città nuova’ (velut urbem novam).
Il dinamismo dell’opera è racchiuso nell’esortazione “Incedamus!” (Avanziamo!). È l’invito ad un movimento corale verso la Civitas divina, la Gerusalemme celeste che qui si fa immagine di una patria ideale di vera Pace e armonia. Per l’anima del progetto, tendere verso questa meta significa superare le divisioni del passato per approdare ad una comunione universale.
Il ritornello si articola intorno a tre passaggi simbolici che definiscono l’identità di Anima Aeterna.
Aura libera: il vento di una libertà riconquistata, che si sprigiona dai vincoli di un passato tormentato e, in senso cristiano, evoca lo Spirito Santo. La definizione di “libera” suggerisce la libertà promessa ai figli di Dio da Gesù Cristo stesso: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Il vento dello Spirito, inoltre, “soffia dove vuole” (Gv 3,8), e diffonde grazia e divina presenza là dove prima regnavano costrizione ed ombra.
Flamma limpida: è l’immagine del fuoco purificatore della Carità e della Pentecoste. La fiamma limpida rappresenta lo Spirito che arde senza consumare, rischiarando le coscienze e trasformando l’amore umano in Carità, l’amore divino che tutto purifica e tutto rinnova.
Lux magnifica: la verità suprema che illumina il cammino della giustizia, fondando la convivenza civile su principi eterni (Vive in saecula). La luce è il simbolo cristologico per eccellenza: “Ego sum lux mundi” (Gv 8,12). La sua magnificenza rappresenta la Verità rivelata che dissipa le tenebre del peccato e della discordia, ponendo la Sapienza divina come fondamento per una nuova Terra.
Se inizialmente l’anima “tendeva” verso la Città Divina, ora la progressione trova la sua conclusione nella permanenza gloriosa suggerita dal verbo manet (rimane). La luce della Maestà e la luce della Carità si fondono, offrendo allo spettatore una visione in cui la storia dell’uomo e l’eternità di Dio si incontrano finalmente in un unico, solenne abbraccio. Perchè «La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» (Ap 21,23).
La conclusione dell’opera è affidata al canto dell’Alleluja, una parola che, pur nella sua brevità, racchiude l’intero senso del progetto Anima Aeterna. Derivante dall’ebraico Hallelu-Ya (“Lodate il Signore”), questo termine funge da chiave di volta che tiene uniti i tre piani del racconto.

In ambito cristiano, l’Alleluja è il canto della gioia pasquale, il grido che annuncia la vittoria della Vita sulla morte. Posto alla fine di un testo che ha ripercorso le sofferenze di una terra martoriata (Bellis superfuisti) ed il rinnovamento dei cuori (Renovasti corda), esso sancisce che il Sacrificio non è stato vano, ed il Territorio stesso spera nel ritorno del Signore come unica fonte di conforto spirituale dopo la sua difficile storia. È la celebrazione della Gerusalemme Celeste che finalmente “rimane” (Manet gloria), trasformando la speranza in certezza.
Da una prospettiva socio-politica, per una terra come quella di Gorizia e della Venezia Giulia, l’Alleluja rappresenta il superamento definitivo delle ideologie di divisione. Se il brano trae avvio dal ricordo del “corpo martoriato” dalle guerre della Terra, l’acclamazione finale celebra la riconciliazione tra i popoli. È il “nulla osta” spirituale verso un futuro in cui la convivenza tra culture diverse supera la forma di un esperimento fragile per diventare una realtà gloriosa e condivisa. L’Alleluja incarna il senso della celebrazione di una comunità che ha saputo “avanzare” (incedamus) verso la pace.
L’Alleluja si fa portatore di un messaggio d’apertura verso l’immensità. La scelta di suggellare il canto attraverso questa parola di lode esprime la volontà che il progetto Anima Aeterna — e con esso lo spirito della Legacy di GO!2025 — non si esaurisca con il primo concerto.
È un augurio di permanenza: che i valori di libertà (Aura libera), carità (Lumen caritatis) e verità (Lux magnifica) possano riecheggiare “nei secoli” (in saecula).
È un’eredità preziosa che, in virtù della sua ripetizione, impegna da un punto di vista simbolico le generazioni future del Territorio a mantenere vive le realtà del dialogo e della vera Pace, quella del Signore.

Anima Aeterna si chiude, dunque, nel segno della gratitudine divina. Travalica la sua natura puramente canora e musicale per farsi un mandato spirituale da custodire nel tempo: una gloria che non tramonta, una lode che continua a risuonare tra le pietre e le acque del confine, oggi finalmente libere.
L’Alleluja finale è il messaggio profondo di una terra che ha trovato la sua pace e che, fiera della propria storia e della propria Fede, si consegna all’Eternità.